per quel che vale non ho mai potuto sopportare Annamaria Franzoni.
una mamma che, anche fosse innocente (e fino alla condanna definitiva dobbiamo pensare che lo sia), alla fine di Porta a Porta, appena spente le telecamere, chiede se ha pianto abbastanza...
una donna che mi inquieta perchè la vedo attraversata da una fredda voglia di perfezione e da un disprezzo per gli altri che conosco troppo bene.
ma ora che gli esperti hanno depositato la nuova perizia psichiatrica, il suo caso mi ha fatto pensare a quanto labili siano i confini tra "normalità" e "follia", definizioni grottesche, sempre sulla linea del pensiero occidentale che valuta la realtà per contrapposizioni antiché di quello indiano che la considera un continuum di sfumature.
la perizia parla dello «stato crepuscolare di coscienza, una psicopatologia che può durare anche solo poche ore e può portare a rimuovere alcuni eventi. Significa che mentre si compiono automaticamente azioni di vita quotidiana, altre possono essere dimenticate" (Corriere della Sera on line).
I periti si sono concentrati sui «disturbi d?ansia con aspetti isterici» di cui Annamaria ha sofferto prima e dopo il delitto, che la portarono anche a svenire, e che somatizzava con formicolii.
All?alba del 30 gennaio 2002, poche ore prima dell?omicidio, era stata male tanto da chiedere l?intervento della guardia medica.
Stefania Neri, il medico intervenuto quella notte, risentita dagli psichiatri, avrebbe confermato che quei formicolii erano una somatizzazione da ansia.
Ma Annamaria era stata male altre volte: in caserma, in ospedale, una volta anche in auto mentre dopo la morte di Samuele stava andando a Bologna.
Gli psichiatri, intervistando vari testimoni, hanno studiato e analizzato le reazioni di Annamaria alle crisi e scrivono di una «personalità in cui avvengono micro-fenomeni crepuscolari» che possono sfociare anche in reazioni violente.
Crisi solitamente superate grazie alle persone che le stanno attorno.
E chi soffre di questi disturbi sa che la presenza dei familiari è un aiuto fondamentale.
Tanto che la mattina del delitto Annamaria sperava che il marito Stefano rimanesse con lei e si occupasse dei bambini.
Invece la mamma di Samuele, quell?ennesima crisi l?aveva affrontata da sola.
Gli psichiatri ipotizzano una «massiccia esplosione di violenza» e riportano una lunga casistica presente in letteratura psichiatrica.
Gli esperti spiegherebbero in modo approfondito anche i meccanismi mentali che le avrebbero permesso di affrontare l?evento in modo lucido, spingendola a chiamare rapidamente i soccorsi, rispondere alle domande dei carabinieri, forse anche nascondere l?arma.
Dettagli questi che saranno sicuramente oggetto di battaglia nella prossima udienza fissata per il 29 giugno.
E a differenza del «corto circuito» lo «stato crepuscolare» non lascia inebetiti. Se Annamaria ha ucciso potrebbe averlo rimosso.
Cristina Marrone 15 giugno 2006
ho riconosciuto in questa situazione tre episodi della mia vita.
il primo avvenne che ero bambino e mi sconvolse parecchio.
un compagno di giochi aveva aggredito mia sorella; io, che ero un bambino molto mite - che non venivo picchiato in casa e quindi neppure ero portato a picchiare -, persi letteralmente la luce della ragione.
davvero: fu come se qualcuno avesse spento il sole; rimasi nel buio un attimo, poi il sole ritornò.
avevo le mani tutte sporche di sangue, amsimavo.
attorno i miei compagni di gioco mi guardavano sconvolti, non riuscivano a riconoscermi.
avevano dovuto gettarsi tutti assieme addosso a me per fermarmi, prima che a pugni e calci di una violenza inaudita arrivassi ad ucciderlo.
ma io non lo sapevo, "io" non c'ero.
per anni ebbi paura di me stesso, dopo di allora.
il secondo episodio è più piacevole e riguarda una notte d'amore particolarmente bella e significativa (anche per i suoi effetti).
mia moglie mi chiese, quando fu tutto finito, perchè avessi detto certe frasi.
una la ricordo ancora, per il suo carattere ridicolo: "ti voglio sposare" (ma eravamo già sposati da dieci anni!) e saprei ben dire io come potrebbe interpretarla Freud.
fu forse l'ultima volta che il nostro fare sesso valesse la pena di essere ricordato (forse il nostro matrimonio, che era già in crisi - infatti non facevamo l'amore da un paio di mesi -, non si riprese più proprio perchè quel culmine non era più raggiungibile?).
ma quelle parole "io" non le avevo dette, non ricordavo di averle pronunciate.
ma in quel caso lo stacco di coscienza si era mescolato e confuso al più usuale stacco determinato dall'orgasmo: era come se l'orgasmo fosse stato preceduto e/o seguito da uno stacco silenzioso di cui io non mi ero potuto accorgere (non faccio l'ipotesi che la mia ex si fosse inventata tutto...).
il terzo episodio fu il più drammatico e lo ricordo ancora con un brivido: come il primo ha determinato in me una inquietudine per i miei scatti d'ira e l'abitudine a trattenere poco gesti aggressivi che nel loro primo nascere sono ancora abbstanza modesti nelle manifestazioni, il secondo mi ha fatto capire una volta per tutte che sbagliamo a considerarci padroni di noi stessi.
ero in un momento di disperazione fortissima, da mesi si accumulavano i colpi di una vita malvagia contro la mia assoluta innocenza; ero vicino a perdere ogni rispettabilità personale e professionale, ogni motivo di identificazione; stavo conducendo uno sforzo immane che mi fece i capelli bianchi per uscirne, ma poteva sembrare che fossi già stato travolto, che avessi perso la mia partita.
ero solo in casa, e quella volta non si spense nessuna luce, visibilmente.
soltanto, la mia coscienza fu come uno di quei vecchi film in cui qualche pezzo di nastro è andato distrutto e si saltano i fotogrammi.
nulla era successo nell'immediato di particolarmente negativo, ma ero comunque allo stremo delle forze e, soprattutto, ero solo in casa in quel momento.
ero in salotto e con uno stacco mi ritrovai invece sul terrazzino di quella stessa stanza, nel momento esatto in cui con la gamba sollevata mi preparavo a superare la ringhiera.
capii, con un brivido, che qualcuno che non ero "io", mi stava (si stava) buttando di sotto.
ora io di sicuro del tutto "normale" non sono, ma certamente neppure "pazzo".
quando quella serie di vicende incredibili terminò, mi sottoposi anch'io alla perizia di uno psichiatra per determinare il danno psichico che avevo subito da una persecuzione giudiziaria ingiusta, ai fini della quantificazione del risarcimento che mi spettava.
altro non uscì che un depressione, non grave, legata a quei fatti stessi e di natura transitoria.
quindi, dico a me stesso: ricordati di non giudicare.
la persona è una sovrastruttura troppo fragile; non si può propriamente dire che "noi utilizziamo il cervello per il 10%" (un simile spreco di risorse non avrebbe alcun senso dal punto di vista della evoluzione biologica), ma possiamo certamente dire (al di là della giustezza della percentuale) che il nostro "io" cosciente si rende cosciente del 10% della nostra attività cerebrale.
l'io si spezza facilmente, per usare questa metafora, sotto i colpi shakeasperiani dell'avversa fortuna; può ricomporsi, ma non sempre ci riesce; quello che facciamo a volte sfugge al nostro controllo; il nostro stesso io è strumentalizzabile e facilmente ingannabile.
la pietà per i comportamenti incomprensibili, propri ed altrui, dovrebbe costituire la linea di misura del progresso che abbiamo realizzato nel nostro cammino sofferente e stentato verso la saggezza.
(nessuno può immaginare del resto, il significato profondo che ha questa riflessione per me, che sono così inquieto di fronte alla immagine di una madre che in una perdita momentanea di coscienza può arrivare ad uccidere (o a tentare di uccidere) il proprio figlio).
* * *
quanto alla ispirazione artistica, ha qualche labile punto di contatto con lo stato crepuscolare di coscienza? a volte sembra di sì.
a volte ho percepito di essere stato "usato" dalle parole che dico, come uno strumento loro per venire al mondo, più che esserne propriamente l'autore...
esperienza comune di coloro che scrivono è che nella scrittura il tempo si sospende e la percezione del mondo esterno di attutisce...
(ecco perchè alla fine escono dei post così lunghi, maledizione...)


